La storia del Castello di Atlante
Capitolo 1




Sai cosa - dissi a mia moglie Enrica una sera mentre stavamo cenando - mi piacerebbe da bestia scrivere la storia del Castello di Atlante.



Enrica


Prova, rispose lei.
Eh prova, non sono mica uno scrittore, e poi non saprei nemmeno come incominciare.
Beh, potresti incominciare cosÌ, disse.
CosÌ come?
CosÌ, dicendo che ti piacerebbe scrivere la storia del Castello.
E poi?
E poi vai avanti.
Uhm, dopo tre righe sarei fermo.
Ma prova!
Boh!?
E va bene, allora rispondi a questa domanda: com'è nato il Castello di Atlante?
Ma forse - risposi - sarebbe meglio se prima mi presentassi io.
No - disse Enrica - i brevi cenni biografici sull'autore sono nella pagina interna della copertina, non nel libro.
Rimbambita! Presentarmi nel senso di dire chi sono io e cosa c'entro con il Castello di Atlante, non so.... quello che ho fatto prima.
Ma è la storia della tua vita o quella del Castello? Obiettò lei.
Beh, in effetti non c'è molta differenza; nel senso che il Castello di Atlante ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita.
Ho capito, ma com'è nato 'sto Castello?
Rimasi un attimo in silenzio andando indietro nel tempo. Poi attaccai.
Tutto è iniziato nel Settembre del 1974, quando Dino Fiore mi chiese di formare un gruppo musicale.
Allora io avevo 18 anni e suonavo la batteria da 3; anzi avevo la batteria da 3, perchè mio padre me la regalò per la promozione in prima Liceo, ma in realtà suonavo già da diversi anni, almeno 5 o 6.
Infatti fin da piccolo ho avuto una naturale predisposizione per la percussione.
A 3 anni suonavo il frigorifero; infatti una volta mio fratello stanco di sentirmi "suonare" mi chiuse dentro!
A 9 anni mi fabbricai una batteria con i fustini del detersivo, e, a 11, comprai con altri amici la batteria giocattolo ai grandi magazzini.
A 14 anni incominciai a fare le cose un po' più seriamente.
Con Mario Ancona ed i fratelli Rizzo mettemmo su un gruppo, The Black Souls, le anime nere.
Ma io non ero il batterista, suonavo una tumba.
Una tumba? E che cos'è?
Quei tamburi alti, a strisce gialle e nere che si suonano con le mani, di solito li usano i gruppi che fanno musica latino-americana.
Ma non sono 2?
Si, ma non potevo permettermi l'affitto di 2 tumbas, cosÌ ne usavo solo una.
Ma se tu suonavi quella cosa lÌ che tipo di musica suonavate? Chiese Enrica.
Facevamo pezzi dei Santana, Jimi Hendrix, Who, roba seria insomma; e con quel gruppo feci il primo concerto della mia vita.
Ah, e dove avete suonato?
Al Manicomio di Vercelli.
Come al Manicomio??!!
Eh! Il chitarrista era il figlio del Direttore, così facemmo il nostro esordio al teatro del Manicomio, suonando per i malati.
Non poteva esserci posto più adatto!
Piantala! Se ricordo bene era il Settembre del '70; si si, era il 1970, infatti ad Ottobre iniziai il Liceo ed il primo compito in classe di italiano fu : cosa avete fatto quest'estate?
Tutti scrissero: sono andato al mare con mamma e papà, oppure: sono stato in montagna con le suore della parrocchia.
Io invece: ho fatto un concerto con il mio gruppo rock! La professoressa disse che avevo una bella fantasia, ma era tutto vero!
Poi, finalmente, a 15 anni una batteria vera!
Ricordo che mio padre la pagò a rate, così il tizio che ce la vendette, ovviamente non era nuova, ogni volta che veniva a casa nostra a prendere dei soldi, mi insegnava qualcosa.
Ma dopo aver incassato l'ultima rata non lo vidi più.
Forse non era portato per l'insegnamento! Disse Enrica.
Comunque avere una batteria mi sembrò una cosa straordinaria.
Stavo ore ed ore da solo a suonare, e quando non la suonavo, la pulivo. Lucidavo le cromature con la cera e la tenevo coperta per evitare che si impolverasse.
Per un po' suonai da solo, poi feci un gruppo con il mio compagno di banco, Gigi Politi, che suonava il piano e suo cugino, Roberto Carlone, al basso.
Il nome del gruppo era The Crab, il granchio. Sulla cassa della batteria avevo disegnato un granchio con le chele messe così, sembrava dicesse: vieni che ti faccio un culo così!



Dicembre 1972 - The Crab in concerto


Suonammo insieme dal '72 all'inizio del '74, facendo all'inizio pezzi dei Nice ed Emerson, Lake & Palmer, poi iniziammo a fare pezzi nostri.
Così scoprii la differenza che c'è tra suonare brani di altri e suonare un brano tuo.
Perché è diverso? Chiese Enrica.
Completamente! Quando suoni una canzone che ha composto qualcuno, esegui, al massimo la puoi interpretare; quando suoni un pezzo che hai scritto tu il coinvolgimento è totale! Lì dentro ci sei tu, le tue emozioni, è tutta un'altra cosa, in particolare quando suoni in pubblico. Infatti, facemmo anche diversi concerti.
Poi nei primi mesi del 1974 ci sciogliemmo.
Quindi quando Dino mi chiese se suonavo ancora e se ero libero, risposi sì ad entrambe le domande.
Dino, che conoscevo fin da piccolo dato che abitava di fronte a casa mia, aveva un anno più di me ed aveva appena smesso di suonare con un gruppo con cui aveva fatto parecchi concerti ed inciso alcune cassette.
Entrambi avevamo quindi un po' di esperienza.
A quel punto occorreva trovare qualcun altro.
Ci ricordammo di aver conosciuto al Bar Nazionale un ragazzo, un certo Massimo, che suonava il violino e forse anche il piano.
Dopo un po' di indagini scoprimmo che si chiamava Massimo Di Lauro e che abitava dalle parti di Piazza Sardegna.
Ci vollero diversi giorni per trovarlo ma, alla fine, lo trovammo e lo reclutammo.
Nel frattempo chiedemmo a Giampiero Marchiori, flautista e cantante, se gli andava di suonare con noi.
GP accettò con entusiasmo.
Ci voleva un chitarrista.
Saltò fuori il nome di Giorgio Lobascio. Lo mettemmo in contatto ed accettò anche lui.
Quindi il primissimo nucleo del gruppo era composto di: Dino al basso, Massimo al violino, Giorgio alla chitarra, GP al flauto ed io alla batteria.
Trovati gli elementi dovevamo trovare un posto dove suonare.
Facile, pensammo, intorno a Vercelli è pieno di cascine semivuote, troveremo sicuramente una stanza da affittare.
Invece fu un casino!
Tutti pensavano che suonare fosse solo una scusa ma in realtà cercassimo un posto dove scannare le ragazze!
Alla fine, dopo molti tentativi andati a vuoto, trovammo una sistemazione ad Asigliano dove portammo tutta la strumentazione, e cioè: 2 amplificatori, un violino, un flauto ed una batteria.
Così, sistemati alla meno peggio, suonammo un paio di volte, improvvisando qualcosa.
C'era un po' di confusione e ognuno per conto proprio; ma il problema maggiore erano GP e Massimo che non sentivamo assolutamente.
Avevamo bisogno di idee, ma soprattutto di un impianto voce!Per superare il problema, accettammo la proposta dell'ex gruppo di Dino, che essendo stati sfrattati dalla cascina dove suonavano, ci chiesero di mettere in comune la loro strumentazione ed il nostro unico bene, e cioè il posto per provare.
Così venimmo in possesso di un impianto voce e anche di un organo.
Poteva suonarlo Massimo, lasciando però il violino.
Per cui decidemmo di prendere un tastierista fisso per non rinunciare al violino.
Chiamammo un ragazzo che faceva il Liceo, Luigi Bulsei, detto Cicciobello.
Fu il primo della serie dei tastieristi.
A quel punto, era circa metà Novembre 1974, potemmo finalmente incominciare.Pensavamo di fare pezzi nostri, ritenevamo, infatti, inutile perdere tempo ed energie per suonare, magari male, pezzi famosi di altri.
Solo che invece di iniziare a fare cose semplici, tanto per ingranare tutti insieme, partimmo con una suite sulla storia dell'Uomo!
Durante la composizione ci accorgemmo che Cicciobello non era adatto nè al genere che volevamo fare nè alla nostra formazione, lo sostituimmo quindi con Luigino Ranghino, pianista di impostazione classica, alla prima esperienza in un gruppo.
Tra l'altro il nome non era il Castello di Atlante, ma Hydra.
Con quella formazione di 6 elementi, finimmo la suite Uomo ed arrivammo al Febbraio del 1975, quando entrammo in un periodo di crisi dovuto al fatto che la natura rocchettara di Giorgio non si adattava affatto al nostro genere, in linea con la musica allora in voga che era il rock progressive.
Incominciammo a pensare di sostituirlo, naturalmente senza dirgli nulla!
Tra tutti i chitarristi che conoscevamo, saltarono fuori 3 nomi.
Un certo Gimmi di Villarboit, tal Agatino di Santhià, ed un mio compagno di scuola delle Medie: Aldo Bergamini.
Li cercammo tutti e 3.
Sentimmo per primo Gimmi. Secondo lui ricordava Jimy Hendrix, per questo si faceva chiamare Gimmi.
La cosa ci resa subito scettici e, dopo averlo sentito, lo scartammo definitivamente!
Agatino non si fece mai vedere, quindi è rimasto un mistero.
Invece, proprio in quei giorni, incontrai per caso Aldo e gli proposi di venire a fare una prova.
Lui venne prima a sentire che tipo di musica facevamo, poi tornò qualche sera dopo con la chitarra.
Ricordo che quella volta Dino non c'era.
Aldo portò una stranissima chitarra piena di bottoni ed interruttori che, secondo lui, cambiavano il suono.
Mah, a me sembrava sempre uguale.
Insomma non mi fece una grande impressione, ne parlai a Dino e decidemmo di sentirlo ancora una volta.
Aldo si presentò con una Fender Stratocaster bellissima!



....Aldo e la Stratocaster


Fu impressionante la facilità con cui entrò nei nostri pezzi.
Era il chitarrista che cercavamo!
Sostituimmo quindi Giorgio, che, in effetti, si arrabbiò un poco, con Aldo.
Io lo conoscevo da parecchio, dato che eravamo stati compagni di scuola, ma non c'eravamo mai frequentati al fuori della scuola, quindi in realtà non sapevo che tipo fosse.
Ma per me conoscerlo significò molto.
Perchè? Chiese Enrica.
Sta a sentire. Un pomeriggio eravamo seduti su una panchina quando passò uno su una Honda 750 con una bionda dietro.
Io dissi ad Aldo: vedi quello è un tipo in gamba, non gli manca nulla!
Ah si? Disse lui.
Certo! Ha una bella moto, cucca come un dannato, magari ha pure i soldi! Cosa vuoi di più?
Ma lo conosci? Mi domandò.
No. Risposi.
E allora?
E allora che?
Come fai a dire che è uno in gamba?!
Non seppi cosa rispondere, ma da quel momento incominciai a rivedere molte mie convinzioni!.


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