La storia del Castello di Atlante
Capitolo 5




Roberto ci disse che gli aveva telefonato Beppe Crovella e gli aveva chiesto se suonavamo ancora.
Gli aveva spiegato la situazione e cioè: Massimo era fermo da qualche anno, lui faceva piano bar, mentre Aldo Dino ed io eravamo ancora in attività, anche se poco produttivi, ed io suonavo stabilmente le tastiere.
Beppe gli illustrò un progetto che voleva realizzare con un produttore di Milano.
Il progetto prevedeva la realizzazione di una collana di cd di musica progressive chiamata New Prog '90 e ci chiese se eravamo interessati a partecipare.
Finalmente si presentava l'occasione per fare un disco vero!
Dopo 16 anni di attività avevamo un'opportunità seria.
Facemmo un'attenta analisi cercando di controllare l'entusiasmo che immediatamente contagiò tutti quanti. Dunque la situazione era piuttosto "seria":
Massimo non toccava più il violino da 5 anni
Io non solo non suonavo più la batteria da 3 anni, ma non l'avevo nemmeno più!
Roberto non suonava più con noi da 5 anni.
Che facciamo?
Decidemmo subito: ognuno torna al proprio strumento e ci rimettiamo in pista con formazione a 5.
Ricordo che, mentre tornavo a casa, mi sentivo euforico. Non vedevo l'ora di ricominciare a suonare la batteria e poi la prospettiva di fare un disco era bellissima, pensavo già a quali pezzi avremmo registrato, avevamo solo l'imbarazzo della scelta, ma ci serviva un po' di tempo.
Fortunatamente il progetto era molto articolato e prevedeva la partecipazione di altri 7 o 8 gruppi. Quindi decidemmo con Beppe di far uscire prima i dischi degli altri e poi il nostro, per poter mettere insieme un'ora di musica, tanto doveva durare il disco.
Così proprio all'inizio del 1991 riprendemmo con la vecchia formazione e, soprattutto, con un obiettivo preciso: andare a registrare non appena saremmo stati pronti.



Estate 1991 - Ritorno al passato


La selezione dei pezzi fu relativamente semplice. Avevamo solo problemi di abbondanza data l'enorme produzione che avevamo alle spalle.
Per primi prendemmo i brani storici: Il Vessillo del drago, Tirando le somme e Semplice..... ma non troppo; erano quelli che, nonostante non li suonassimo da anni, erano stampati nella nostra memoria.
Poi passammo ad altri che ritenevamo degni di essere inseriti nel "DISCO".
Infatti l'idea era quella di fare un solo disco, non una serie, quindi era indispensabile selezionare solo 7 o 8 pezzi facendo delle scelte anche dolorose.
Io acquistai una batteria nuova, era una Rogers, non era male, ma non poteva reggere il confronto con l'ultima che avevo avuto.



Io e la Rogers


Aldo me ne disse di tutti i colori: te l'avevo detto di non vendere l'altra, prima o poi ti sarebbe servita ancora, e poi giù una serie di parolacce.
In effetti aveva ragione, la nuova batteria mi piaceva, però la Premier che avevo..... e poi mi mancava tanto il grande rullante Ludwig.
Va be' lasciamo stare, tanto solo un batterista capirebbe.



Io e la Premier


Allora, all'inizio del 1991, il Castello ripartì alla grande.
Insomma, alla grande..... si fa per dire.
E' vero che ci ricordavamo i pezzi, però suonarli era un'altra cosa. C'era molta ruggine da eliminare.
E poi, rifacendo i brani, ci veniva voglia di rivedere alcuni arrangiamenti, inserendo parti nuove o modificando le vecchie.
Dato che ci vedevamo solo una volta alla settimana, il lavoro di revisione andò avanti tutto l'anno e arrivammo a novembre quando registrammo i pezzi in cascina da noi ed andammo a farli sentire a Beppe.
Temevamo un poco quel momento, perché se Beppe avesse voluto cambiare qualcosa, sarebbe stato un problema: non avremmo accettato di buon grado delle "intromissioni", anche da parte del nostro produttore.
Invece Beppe ci consigliò di modificare leggermente il tempo di batteria in una parte di Tirando le somme e basta.
Prenotammo lo studio per l'ultima settimana di Gennaio del 1992.
Eravamo gasatissimi; intensificammo la prove, io andavo a suonare anche la Domenica pomeriggio da solo. Mi mettevo in cuffia l'ultima registrazione e ci suonavo sopra.
La voglia di suonare c'era, la preparazione anche: eravamo pronti!
L'appuntamento era per venerdì 24 gennaio 1992 ore 18,30 in cascina.
Io martedì 21 gennaio 1992 ore 7,15 ebbi un incidente in auto.
INCREDIBILE!
Ti ricordi, allora abitavamo ad Arona e la macchina mi serviva assolutamente per andare a Vercelli e poi da Beppe - vicino a Torino - a registrare.
Fu l'unico giorno in cui nevicò quell'inverno.
Era fermo in colonna pochi chilometri fuori da Arona quando un imbecille che andava a 70 all'ora non riuscì a fermarsi e mi centrò in pieno.
Lo vidi arrivare dallo specchietto retrovisore e capii che si sarebbe fermato; mi schiacciai contro il sedile ed attesi il botto.
L'urto fu talmente forte che la carrozzeria si accartocciò contro la ruota posteriore sinistra bloccandola, andai a sbattere anche contro quello che avevo davanti danneggiando tutto il muso, fari, mascherina, radiatore, tutto.
La nostra Volvo era ridotta ad un rottame.
Quando scesi dalla macchina non ero arrabbiato, ero incredulo.
Non è possibile, dicevo, fra 3 giorni devo andare a registrare il primo - e forse unico - disco della mia vita e non ho più la macchina; non ci posso credere! Pazzesco!
Usando auto non mie, risolvetti il problema.
Il giorno ed all'ora stabilita ci trovammo in cascina.
Il programma del venerdì sera prevedeva la sistemazione della mia batteria, preparazione dei microfoni e dei suoni, poi - se fosse rimasto tempo - avremmo anche iniziato a registrare.
Che bello, sembrava di essere tornati indietro di 8 anni.
Su e giù per le scale della cascina con gli strumenti poi caricarli in macchina e poi ancora su e giù per le scale dello studio di Beppe.



Su per la scale giù per le scale


Montammo la batteria, mangiammo un panino mentre il fonico sistemava i microfoni e poi facemmo i suoni.Io mi ero portato una foto di Phil Collins affinché mi proteggesse dagli errori ed illuminasse la via della registrazione!



Io con il "santino" di Phil Collins


Quando arrivò Dino, verso le 10 di sera, iniziammo a registrare. Prima provavamo il pezzo da registrare un paio di volte, e poi provavamo a registrare.
La cosa buffa era che mentre provavamo suonavamo in scioltezza, facendo della cose bellissime, appena il fonico diceva: OK, ora registriamo, TAC! Tutti con le braccine e le manine anchilosate; ci prendeva il terrore da studio e non ne facevamo una giusta!
La prima sera, il venerdì, non riuscimmo a registrare nulla.
All'una di notte decidemmo di andare a dormire. Dino e Roberto tornarono a casa, mentre Aldo, Massimo ed io, ci fermammo in albergo, tutti nella stessa stanza.
Fu una pessima idea, Massimo russò fragorosamente tutta la notte! Era come avere in camera il motore di un TIR acceso.



Massimo che russa rumorosamente


Non riuscii a chiudere occhio, al mattino ero distrutto!



La dura vita dei musicisti


Iniziammo alle 10, eravamo un po' più sciolti, e, finalmente, riuscimmo a fare bene il primo pezzo.
Suonammo fino a notte inoltrata, poi andammo a dormire, stavolta a casa.
Domenica facemmo la stessa cosa, finendo le basi di basso e batteria di tutti i brani.
Ricordo che domenica sera, verso le 19 e 30, eravamo completamente rimbambiti e mancavano ancora 2 pezzi!
"Estate" riuscì al primo tentativo, mentre per "Non c'è tempo" fu un po' più difficile.
Ad un certo punto iniziammo a dare i numeri: Massimo, dopo aver fatto un lungo discorso, anziché dire "non so se mi sono spiegato" disse "non so se mi sono capito"; Aldo, parlando con il fonico che si chiamava Pippo, per dirgli di alzare il volume in cuffia gli disse "Cuffio alzami la pippa".
Eravamo ormai cotti.



Cotti dopo 12 ore di studio


Fatte le basi, da lunedì in poi iniziarono a registrare gli altri.
Io, avevo un po' di cose da sbrigare a causa dell'incidente, andavo dall'assicurazione al concessionario allo studio girando come una trottola, dormendo pochissimo e facendo un sacco di chilometri nella nebbia.
Fu una settimana intensissima, infatti perdetti 4 chili.
Ma, naturalmente, per fare un disco avremmo fatto ben altri sacrifici.
Fortunatamente riuscimmo a rispettare i tempi previsti e, alla fine della settimana, tutti i pezzi erano registrati interamente. Beppe scaricò tutto su una cassetta che ci diede da ascoltare prima di fare i missaggi, che sono la parte di lavoro più importante.
La consumai nel giro di tre giorni; appena avevo un minuto libero la mettevo su ed ascoltavo con il massimo spirito critico scrivendo le cose che ritenevo opportuno modificare.
Dopo circa un mese, verso la fine di febbraio, facemmo i missaggi che impegnarono altri 3 o 4 giorni.
Terminate le registrazioni, dovevamo pensare alla realizzazione della copertina ed al titolo del disco.
Si aprì un lungo dibattito: non sapevamo se chiamare il disco con il solo nome del Gruppo o dare un titolo specifico al disco e, in questo caso, eravamo incerti su quale titolo scegliere.
Alla fine decidemmo di intitolare il disco "Sono io il signore delle terre a Nord" che è una frase del testo del Vessillo del Drago.
Decidemmo di far disegnare la copertina dal solito Gigi Ruga - autore di diverse altre copertine degli album precedenti registrati per conto nostro - dicendogli solo il titolo del disco.
Gigi fece un bellissimo disegno con un castello sullo sfondo ed un vessillo con un drago in primo piano.



Il primo disco


Il disegno piacque a tutti; l'unico particolare che lasciò qualcuno, in particolare Aldo, perplesso fu il teschio che era attaccato per i capelli all'asta del vessillo.
Temevano che facesse pensare alla musica heavy metal che non è affatto il nostro genere.
Comunque decidemmo di tenerlo.
All'interno della copertina mettemmo delle foto fatte - da GP - in studio, dove siamo tutti molto seri, fin troppo!
Nel mese di marzo consegnammo tutto il materiale a Beppe e ci mettemmo in attesa della pubblicazione del disco.
Venne l'estate e l'album non uscì..
Venne l'autunno e l'album non uscì.
Venne l'inverno e ancora niente.
Quando eravamo ormai convinti che Beppe avesse deciso di non pubblicarlo, all'inizio del 1993 - quasi un anno dopo la registrazione - finalmente il disco fu stampato dall'etichetta Vinyl Magic nell'ambito della collana New Prog '90.
Avere in mano il nostro cd fu un'emozione grandissima! La più bella soddisfazione della nostra attività musicale. E fu ancora più bello quando, qualche mese dopo, prima lo vidi nella vetrina di un negozio di dischi a Novara e poi lo trovai a Milano al Virgin Mega Store.
Ricordo che andai a cercarlo nella sezione rock progressive e non lo trovai, allora chiesi e mi dissero che era nella sezione heavy metal; Aldo aveva ragione, la copertina ingannava!
Verso la fine dell'anno si fece vivo Beppe con due notizie sbalorditive: il disco stava vendendo benissimo e dovevamo farne un altro!
In realtà non ci eravamo affatto preoccupati della vendite e tanto meno della promozione, erano cose che interessavano a Beppe, visto che lui ed il produttore della Vinyl Magic avevano fatto l'investimento, quindi rimanemmo molto sorpresi quando Beppe ci disse che il nostro cd, insieme a quello dei Calliope, altro gruppo della collana, erano quelli che avevano venduto di più di tutta la collana che comprendeva una decina di cd inediti.
Ovviamente stiamo parlando di quantità artigianali; avevano stampato 1.500 copie ed erano state vendute tutte, e stavano facendo la seconda stampa di altre 1.500; per questo tipo di produzioni è un vero successo. La distribuzione, anche se fatta in modo artigianale, era su tutto il mondo. Beppe aveva mandato alcune decine di copie negli Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Brasile. Infatti ci fece vedere le recensioni fatte da diverse riviste specializzate di vari Paesi.
Fantastico! Stavamo avendo successo.
Infatti Beppe ci propose di fare un secondo cd.
D'accordo, dicemmo, e quando?
Subito, disse.
Come SUBITO!! Non abbiamo pezzi da registrare!
Per preparare almeno 45 o 50 minuti di musica per il nuovo disco avremmo impiegato circa un anno.
Ma Beppe voleva sfruttare il momento.
Allora pensammo di fare una raccolta delle nostre registrazioni e stampare una sorta di antologia con pezzi composti tra il 1974 ed il 1984.
L'idea non ci dispiaceva, ma eravamo perplessi data la qualità veramente scadente delle registrazioni e, in alcuni casi, anche della musica.
Inoltre ci saremmo giocati la possibilità di ri-arrangiare qualche pezzo per metterlo in un nuovo disco. Ma Beppe non volle sentire ragioni e così, nel 1993, uscì - in fretta e furia - Passo dopo passo, il nostro secondo cd.



Il secondo disco


Anche la copertina era stata fatta velocemente, a parte il disegno di Gigi Ruga, all'interno mettemmo una foto scattata nel 1981 durante un concerto; la foto è molto bella solo che è presa talmente da lontano che le nostre facce non si vedono, potrebbe essere qualsiasi gruppo rock.
Infatti la critica non accolse il disco molto bene; puzzava troppo di operazione commerciale e poi le registrazioni erano veramente improponibili.
Qualcuno scrisse che sembrava suonassimo sotto un cuscino.
Ovviamente il secondo disco non ebbe il successo del primo.
Questo ci diede un po' fastidio; anche se continuavamo a non essere minimante interessati all'aspetto commerciale dell'iniziativa - per noi aver fatto due cd era già un risultato positivo - ci seccava che il giudizio sul Castello di Atlante non fosse più lusinghiero come prima.
Decidemmo allora insieme a Beppe di fare un nuovo disco, registrando i pezzi in studio e ci mettemmo subito al lavoro.
Prendemmo brani molto vecchi come L'Ippogrifo e Volta la Pagina e li sistemammo meglio rifacendo alcune parti e tagliandone altre, e scrivemmo anche alcuni pezzi nuovi.
Inoltre, per eliminare un mio difetto rilevato nel primo disco, decidemmo di suonare con il metronomo durante tutta la durata dei brani, così non avrei potuto accelerare il tempo come avevo fatto nelle prime registrazioni.
Per arrivare a questo risultato dovetti programmare per tutta la durata dei pezzi il metronomo della batteria elettronica ed abituarmi a suonare con il tac-tac in cuffia.
Fu molto difficile, per seguire il metronomo, perdevo di vista la parte esecutiva che - di conseguenza - era molto meccanica e priva di interpretazione.
Ricordo che pur di abituarmi, mi portai il walkman in vacanza con 2 pad da studio ed appena avevo un minuto libero, mi mettevo la cuffia e..... via, a suonare sul metronomo della traccia fantasma.
Così, a furia di martellarmi, riuscii ad abituarmi un poco.
Andammo a registrare a luglio del 1994.
Anche quella volta le sessioni furono massacranti; 12 o 15 ore di studio di fila per una settimana intera, io che avevo ormai il click del metronomo sempre nelle orecchie, due palle!
Comunque terminammo le registrazioni nei tempi previsti.
Decidemmo che intitolare l'album con lo stesso titolo del brano più rappresentativo: L'Ippogrifo, e di fare una copertina fuori dall'ordinario, che si ripiegava su se stessa tre volte con i testi di tutte le canzoni sia in italiano sia in inglese.



Il terzo disco


Il disco uscì verso la fine del 1994 e fu accolto abbastanza bene. In effetti la copertina era veramente notevole, tanto che diverse recensioni sottolinearono come un'etichetta così piccola fosse riuscita a fare una confezione così bella e sofisticata, mentre le majors si limitavano a copertine piuttosto povere e spartane.
Per la verità qualche critica negativa ci fu, soprattutto riferita alla lunghezza dei pezzi giudicata, in qualche caso, eccessiva e, forse, questa osservazione non era del tutto sbagliata, certamente L'Ippogrifo non ha la freschezza e la semplicità di ascolto del primo disco, ma io credo che abbia più profondità e vada sentito diverse volte per essere apprezzato al meglio.


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