La storia del Castello di Atlante
Capitolo 7




Andiamo con ordine.
Intorno alla metà di settembre del 2001, Roberto ci parlò di un bassista che aveva conosciuto qualche giorno prima.
Gli ho chiesto se vuole venire a fare qualche prova con noi, ci disse, cosa ne pensate?
Va bene, al massimo viene, prova e se ne va, rispondemmo.
Così poche sere dopo arrivò in cascina Franco.



Franco, il nuovo bassista


Parlammo un po', poi gli facemmo sentire un paio dei pezzi nuovi.
Dal punto di vista musicale Franco, sebbene avesse una lunga esperienza alle spalle - d'altra parte aveva 52 anni - non aveva mai suonato rock progressive ed era curioso di vedere come si sarebbe trovato.
Dal punto di vista personale, le prime volte rimase un po' sulle sue, però si percepiva un certo feeling, e questo era un buon segnale, come sai noi non riusciremmo mai a suonare con uno che non sia prima di tutto un amico, e con Franco ci siamo trovati molto in fretta.
Sicuramente essere più o meno della stessa generazione ha contribuito parecchio, forse se avessimo trovato un ragazzo di 20 anni non sarebbe stata la stessa cosa, però quando conosci una persona senti subito se c'è empatia oppure no, infatti già dopo un paio di prove eravamo reciprocamente rilassati ed a nostro agio.
Felici per aver trovato "un altro dei nostri" ci gettammo a capofitto ad insegnare i pezzi nuovi a Franco che, li irrobustì notevolmente con il timbro profondo del suo basso a 5 corde.
Poco dopo l'arrivo di Franco, ricevemmo una mail inviata da una rivista finlandese chiamata Kolossus che ci propose di partecipare al -Progetto Kalevala-.
Il progetto prevedeva di musicare il poema epico finlandese, Kalevala appunto, da parte di 30 gruppi di tutto il mondo; ogni gruppo doveva realizzare un pezzo basato sul capitolo del poema assegnatogli.
Visitai il sito Internet di Kolossus dove era illustrato tutto il progetto, e vidi che effettivamente erano stati coinvolti gruppi inglesi, francesi, svedesi, finlandesi, americani; caspita, mi domandai, chissà come hanno pensato a noi, mah!?
La cosa sembrava interessante.
Chiesi il testo del capitolo che avremmo dovuto musicare.
Il mio contatto in Kolossus, un ragazzo italiano che viveva in Finlandia, mi mandò il testo; quando aprii l'allegato della mail rimasi leggermente interdetto: non si capiva niente, era scritto in finlandese!
Era ovvio dato che si trattava del poema epico finlandese non poteva che essere scritto in quella lingua, ma non ci avevo proprio pensato.
E come avete fatto? Chiese Enrica.
Abbiamo trovato su Internet un programma che traduceva il finlandese in inglese e poi l'inglese in italiano.
Sperando che tutte 'ste traduzioni non avessero cambiato troppo il testo, lo leggemmo.
La cosa da interessante diventò interessantissima.
La figura principale era Ilmarinen, un fabbro le cui avventure si svolgevano in un mondo magico popolato da maghi, infide dame, incantesimi e personaggi da fiaba. Non avemmo nessun problema a scrivere un brano basato su un ambiente che, in passato, ci aveva già ispirato molti pezzi.
Comunque per evitare brutte figure, quando terminai di scrivere il testo, lo spedii in Finlandia per verificare che fosse inerente al poema, cosa che confermarono.
L'unica difficoltà era la lunghezza del brano che doveva stare entro i 7 minuti, non molti per le nostre abitudini.
Incominciammo a lavorare subito a questo nuovo impegno.
I pezzi che stavamo facendo non avevano nulla a che vedere con l'ambiente fatato di Kalevala, quindi iniziammo un brano completamente nuovo.
Per l'inizio prendemmo spunto da un pezzo che avevo composto anni addietro e che giudicammo adatto all'atmosfera che volevamo creare.
Lavorando con Roberto su quella musica scrissi le prime due strofe del testo; poi una sera Aldo arrivò e disse: ragazzi - tutto il giorno che ho in mente questa musica, scriviamola.
Aldo canticchiava e Roberto, al piano, trovava le note, alla fine scrissero una bellissima melodia in tre quarti che si adattava perfettamente all'ambiente del pezzo.
In breve terminammo il brano che intitolammo come il capitolo che ci era stato assegnato: Ilmarinen forgia il Sampo.
Cos'&è il Sampo? Domandò Enrica.
Una specie di pentolone magico che Ilmarinen, che era un fabbro, forgiò per una dama che gli aveva promesso in sposa sua figlia, ma che, alla fine, ottenuto il Sampo, gli negò. Insomma il povero Ilmarinen si prese una bella fregatura dalla solita donnaccia, come un sacco di uomini di oggi!
Così, lavorando a questo nuovo pezzo arrivò la fine del 2001, quando, dopo 25 anni, dovemmo abbandonare la cascina Pancaglio in quanto i nuovi proprietari ci sfrattarono.
In realtà ci avevano avvisato con largo anticipo, non era una sorpresa, infatti avevamo già trovato un nuovo posto, un po' più distante, ma fu ugualmente una cosa molto triste, smontare gli strumenti sapendo che non avremmo più suonato nel nostro studio dove avevamo passato un bel pezzo della nostra vita.
Quando chiusi la porta per l'ultima volta avevo la lacrime agli occhi.
Comunque la vita continuava, anche il nuovo studio non è affatto male, sufficientemente grande, 40 metri quadrati, abbiamo costruito un'ampia pedana dove ci siamo sistemati Franco ed io, non abbiamo fatto nessuna regia, d'altra parte non occorre visto che ormai andiamo sempre a registrare nello studio di Beppe e, quando necessario, andiamo nello studio di Roberto.



Il nuovo studio


E' sperduto in mezzo alla campagna, ma questo è un bene perché possiamo suonare al volume che vogliamo senza rompere le scatole a nessuno.
Quindi dal 1º gennaio 2002 il Castello ha un nuovo "castello" ove stiamo bene - come sempre - e diamo forma alle nostre emozioni.
Tra l'altro alla fine del 2001 ricevetti dall'Argentina una mail in cui uno dei responsabili di una websine dedicata al progressive mi chiedeva di fare un'intervista.
Dall'Argentina?! Domandò Enrica.
Si, evidentemente in nostro nome è sempre più conosciuto all'estero, probabilmente molto più di quanto pensiamo noi stessi. Ecco perché Beppe, da qualche anno ormai ci chiede sempre più insistentemente di andare a fare qualche concerto in giro per il mondo.
Siamo sempre stati un po' perplessi in quanto non ci pare di avere un pubblico così internazionale, ma stavamo incominciando a ricrederci.
Nella nuova sala terminammo, nella primavera del 2002, il pezzo per Kalevala e riprendemmo con Franco i pezzi per il disco nuovo.
Nel mese di giugno andammo a registrare da Beppe la base di Ilmarinen forgia il Sampo. Stavolta sperimentammo una nuova impostazione: preparato un brano, avvisavamo Beppe ed incominciavamo a registrare la base, poi, dopo, anche a distanza di qualche mese, andavamo a registrare le altre parti. Questo sistema è un po' "diluito" ma ci permette di non avere l'assillo di essere pronti con tutti i pezzi per una scadenza precisa; ci dà più respiro insomma.
Inoltre io uso la batteria che Beppe ha montato in studio, senza più portare tutte le volte la mia, cosa che consente un gran risparmio di tempo e fatica.
Quindi con questo nuovo sistema registrammo a giugno la base e durante il resto dell'estate le altre parti di Ilmarinen forgia il Sampo, arrivando a settembre a fare le voci ed il missaggio.
Conoscemmo in quell'occasione il nuovo fonico di Beppe: Claudio Cattero.
E' veramente molto bravo perché non si limita a far partire la registrazione e fartela sentire, ma entra in grande sintonia con il gruppo dando spesso delle indicazioni come un vero e proprio regista.
Ci siamo trovati benissimo con lui.
Finimmo il pezzo nel Settembre 2002 e lo mandammo in Finlandia aspettando che tutta l'opera venisse pubblicata.
Nel frattempo eravamo andati avanti con i pezzi nuovi. Stavolta avevamo prestato particolare attenzione affinché le parole dei i testi fossero il più coerenti possibile con l'armonia delle musiche.
Ricordo una frase del testo di Non puoi fingere che doveva necessariamente stare su 4 battute in tre ottavi. Siamo stati circa 3 ore prima di trovare la frase metricamente corretta e che fosse inerente al testo precedente e successivo, ma alla fine la soddisfazione fu grande!
Terminato il brano ci rendemmo conto di aver scritto uno dei più pezzi della nostra storia.
Lo facemmo sentire a Beppe ed anch'egli era dello stesso parere. Decidemmo fin da subito che sarebbe stato il primo pezzo del nuovo disco ed iniziammo a registrarlo nell'autunno del 2002.
Il nuovo sistema di registrare scelto da Beppe era veramente molto buono, ci permetteva di registrare e contemporaneamente andare avanti a fare gli altri pezzi nuovi, infatti dopo aver inciso il primo pezzo finimmo anche Questo destino mentre, ogni tanto, Roberto o Aldo andavano da Beppe a fare le loro parti.
Così definendo i nuovi pezzi e registrandoli man mano, arrivammo all'estate del 2003 quando, finalmente, Kalevala fu pubblicato.



Copertina di KALEVALA


Il prodotto finale era veramente superbo, tre cd per oltre 4 ore di musica di alto livello, un libretto di oltre 30 pagine con le foto di ogni gruppo partecipante ed i testi, con una breve spiegazione dei vari capitoli del poema, rimanemmo molto sorpresi dato che non ci aspettavamo un lavoro così notevole.
Naturalmente eravamo anche molto orgogliosi di essere stati coinvolti nel progetto, infatti mandai un messaggio via posta elettronica agli organizzatori ringraziandoli per averci reso partecipi.
L'uscita di Kalevala fu un'ulteriore spinta per finire in tempi brevi il nuovo disco.
Decidemmo di inserire anche Ilmarinen forgia il Sampo, anche se era compreso in Kalevala; era troppo bello per non comparire nel nostro nuovo lavoro. Avevamo tre pezzi finiti, tutti abbastanza tosti, ci voleva qualcosa per spezzare un po' l'atmosfera del disco: rispolverammo Cavalcando tra le Nuvole che lascia molto spazio al violino ed è solo strumentale e poi riprendemmo un vecchio pezzo che avevo scritto nei primi anni '80, La Strada e ne facemmo una versione acustica, con piano e chitarra, con un finale da orchestra sinfonica.
A novembre 2003 andammo da Beppe per pianificare la conclusione delle registrazioni e l'uscita del nuovo disco.
Dato che era ormai troppo tardi per la fine dell'anno, decidemmo che sarebbe stato pubblicato nella primavera del 2004.
Passammo quindi il resto dell'inverno a finire le registrazioni e fare i missaggi. Quando sentii per la prima volta tutti i pezzi di fila, mi resi conto che avevamo realizzato sicuramente il nostro miglior disco. Le parti musicali, gli arrangiamenti, i testi, tutto mi sembrava realizzato con una cura ed una maturità che non avevo mai riscontrato prima. I cori sono armonizzati alla perfezione, e, anche grazie al software utilizzato in studio anche la mia voce non ha più quelle piccole sbavature che si possono trovare negli altri dischi.
Le registrazioni erano di un livello superiore ai precedenti album, mi sembra che lo spettro delle frequenze sia molto più ampio rispetto ai dischi degli anni scorsi.
Insomma avevamo fatto il nostro capolavoro.
Dovevamo trovare un titolo degno, facemmo la solita disamina delle frasi più significative dei testi ma ne trovammo talmente tante che non fu possibile "isolarne" una per il titolo del disco.
Io, dato che sarebbe uscito nel 2004, l'anno del trentennale del Castello, volevo dargli un titolo che richiamasse la ricorrenza e proposi: Trent'anni dentro il Castello, con in copertina le foto delle nostre facce di fronte e di profilo come le foto dei detenuti.
L'idea era abbastanza buona, ma Beppe preferiva sfruttarla per un disco che fosse una raccolta di successi, lui ha in mente da tempo di registrare un greatest hits, con i pezzi migliori dei nostri dischi, e riteneva che una copertina del genere sarebbe stata più indicata per quell'occasione, così lasciammo perdere.
Una sera, mentre stavamo vagliando le varie possibilità, Aldo esclamò improvvisamente: Quintessenza! Perché non lo intitoliamo Quintessenza?
Bello, dissi, tra l'altro è il nostro quinto disco, quindi la desinenza "quint" è perfetta, e poi nei nostri dischi c'è l'essenza della nostra musica.
Anche gli altri concordarono e così decidemmo il titolo.
Per la copertina decidemmo, per la prima volta, di non ricorrere al solito disegno, ma a qualcosa di diverso.
Cercammo diverse fotografie, perlopiù con soggetti astratti ma alla fine ci trovammo tutti d'accordo su una foto di un castello che Roberto aveva scattato durante un viaggio in Francia con i colori completamente elaborati. Era decisamente al di fuori dei nostri soliti schemi, però piaceva a tutti e la scegliemmo.
Così a marzo del 2004 uscì Quintessenza, il quinto album del Castello.



Il quinto disco


La convinzione di aver fatto il nostro lavoro migliore fu suffragata dalle prime recensioni che leggemmo, tutte estremamente positive.
Anche su Internet trovammo diversi siti dedicati alla musica progressive dove si parlava molto bene del nostro disco.
Più leggevo in giro che la nostra musica era ottima, a livello delle migliori band italiane, e più pensavo che mi sarebbe piaciuto dar retta a Beppe.
In che senso, chiese Enrica?
Nel senso di andare a fare un concerto all'estero; Beppe erano anni che faceva pressioni affinché decidessimo di andare a suonare da qualche parte, tipo America o Giappone, sicuro che avremmo fatto la nostra porca figura. Ed erano anni che noi nicchiavamo senza dargli nessuna soddisfazione.
Ma ora incominciavo a pensare che forse era giunta l'ora di provare a fare qualcosa di grande.
Allora mandai il disco agli organizzatori del Baja Prog Festival di Mexicali in Messico chiedendogli cosa ne pensavano.
Cos'è il Baja Prog? Domandò Enrica.
Il Baja Prog è la più importante manifestazione internazionale di musica progressive, ce ne sono anche altre, ma quella a l'unica che dura 4 giorni richiamando addetti ai lavori ed appassionati da tutto il mondo.
Dopo una quindicina di gironi ricevetti la risposta, l'oggetto della mail era già tutto un programma: "YOUR MUSIC IN MEXICO"!
In poche parole, avevano ascoltato il disco e ci chiedevano se volevamo partecipare all'edizione 2005 del festival.
Fantastico!
Ne parlai agli altri; il momento era solenne, avevamo un'occasione importantissima per far conoscere la nostra musica in una situazione straordinaria.
Facemmo delle lunghe riflessioni analizzando tutti i problemi sia musicali sia personali che avremmo potuto incontrare e, alla fine, decidemmo che si poteva fare.
Gli ultimi dubbi furono spazzati via quando scoprimmo che all'edizione del 2005 avrebbero partecipato anche il Banco, Carl Palmer, oltre naturalmente ad altri gruppi più o meno importanti.
Pensa che nel 1971 o '72 io ero un fanatico di Emerson, Lake & Palmer e pochi anni dopo andavo matto per il Banco.
L'idea di suonare nella stessa manifestazione con due dei miei idoli mi entusiasmava ed atterriva al tempo stesso!
Gli organizzatori ci avevo detto che la sera del 29 Marzo si sarebbe svolta la cena di presentazione con la partecipazione di tutti i musicisti: Carl Palmer ed io nella stessa sala!!
Noi ed il Banco considerati alla stessa stregua!!!!
INCREDIBILE!!
Ai primi di Settembre risposi dando la nostra disponibilità. Mi dissero che potevano farci suonare il 30 oppure il 31 Marzo 2005.
Dato che Roberto doveva assolutamente tornare per il 2 Aprile, decidemmo per il giorno 30, il primo giorno del festival.
Iniziò la lunga marcia di avvicinamento a Mexicali.
Prima di tutto dovevamo definire una scaletta in funzione del tempo a nostra disposizione; naturalmente avremmo fatto tutto o quasi l'ultimo disco, e poi dovevamo decidere quali altri pezzi fare.
Pescammo 3 pezzi dal primo CD e l'ultimo pezzo del quarto, per un totale di circa 1 ora e mezza.
Tutti i pezzi erano estremamente progressive, studiammo meticolosamente anche la sequenza dei brani.
Decisa la scaletta iniziammo a provare, partendo dai pezzi che Franco non conosceva, cioè tutti quelli non compresi nell'ultimo disco.
Il 2004 si concluse con questo ambizioso progetto.
Il Castello di Atlante che partecipa alla più importante manifestazione internazionale di progressive, veramente notevole!
Improvvisamente Enrica disse: Paolo ma sai che ore sono?
No, che ore sono?
Quasi le tre del mattino!
Meglio se andiamo a dormire, domani ti racconto il resto.


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